Miliardi e stragi: Wikileaks, i mercenari e la Monsanto

Torture, omicidi, stragi di civili. Dall’Iraq all’Afghanistan, affiora anche sui grandi media – grazie alle rivelazioni di Wikileaks, il sito di intelligence di Julian Assange – la verità nascosta sulla “guerra infinita”, i conflitti “asimmetrici” degli ultimi anni, spesso presentati come missioni di pace. Ultime notizie: fino al 2009 in Iraq sono morte oltre 109.000 persone, di cui 66.000 civili, centinaia dei quali sono stati uccisi ai checkpoint dell’esercito americano. Le imbarazzanti informazioni che filtrano da Wilikeaks si saldano con le nuove voci sui retroscena della macchina bellica: strani collegamenti con Al-Quaeda e operazioni sporche affidate ai mercenari della Blackwater, società che qualcuno collega alla multinazionale Monsanto, sostenuta anche da Bill Gates.
Wikileaks ha ora diffuso il più imponente dossier di documenti militari riservati che sia mai stato pubblicato, su argomenti scottanti della guerra in Iraq. Torture sui prigionieri e massacri di civili, documentati da 400.000 rapporti militari Usa: sono quanto resta della prima “tranche” di 90.000 documenti pubblicati dal sito di Assange a fine luglio. Dura la condanna di Hillary Clinton: «Ho la ferma convinzione – ha dichiarato il segretario di Stato di Barack Obama – che si debba condannare nel modo più chiaro la diffusione di tutte le informazioni, da parte di individui o di organizzazioni, che possano mettere a rischio la vita dei soldati e dei civili degli Stati Uniti e dei loro alleati».

Tra i silenzi di Washington, accusa “PeaceReporter”, il maggiore riguarda forse proprio la famigerata Blackwater, oggi ribattezzata Xe Services: è stato appena archiviato il caso di Andrew Moonen, ex mercenario in forza all’azienda, accusato di aver ucciso nel 2006 Raheem Khalif, guardia del corpo dell’allora vicepresidente iracheno Adel Abdul Mahdi. Moonen era già stato licenziato per «aver violato il regolamento sull’alcool e le armi da fuoco», ma ciò non ha impedito a Combat Support Associates, un’altra società alle dipendenze del Pentagono, di assoldare l’uomo per una missione in Kuwait. Per i mercenari, una sorta di immunità giudiziaria: che secondo il professor Andrew Leipold dell’Università dell’Illinois «rende difficile la perseguibilità di chi compie azioni criminose».
Le agenzie di “contractor” sono vincolate per contratto al solo Dipartimento di Stato: il codice militare non vale per loro, ma solo per i dipendenti del Pentagono. Ecco perché le indagini su massacri gestiti dai mercenari finiscono in nulla: i killer sono protetti dall’attenuante dell’autodifesa, dall’ultimo caso discusso in Virginia – due mercenari responsabili della morte di civili in Afghanistan – alla strage di 17 iracheni a Baghdad nel 2007, per la quale sono stati prosciolti i responsabili, tutti mercenari Blackwater. «Quelle vittime non hanno trovato giustizia», scrive Antonio Marafioti su “PeaceReporter”, e dopo quattro anni di indagini, anche il caso Moonen «si è chiuso con un’archiviazione che lascia l’amaro in bocca».
Anche se uccide civili innocenti, la Blackwater non paga. Anzi, viene pagata. E non è tutto: un rapporto di Jeremy Scahill su “The Nation” ha rivelato che l’agenzia mercenaria ha «venduto servizi d’intelligence clandestini alla multinazionale Monsanto». Lo riferisce Silvia Ribeiro su “La Jordana”, in un servizio ripreso da “Megacgip”, secondo cui la Blackwater, che resta  il maggiore appaltatore privato dei “servizi di sicurezza” di Washington, «pratica il terrorismo di Stato dando al governo l’opportunità di negarlo». Dietro le quinte, militari ed ex funzionari Cia: «Lavorano per Blackwater o società collegate create per sviare l’attenzione dalla propria cattiva reputazione». Alti profitti al riparo dell’agenzia: non solo per operazioni belliche, ma anche per servizi a beneficio di governi, banche e multinazionali: «Informazione e spionaggio, infiltrazione e lobbying politico».
Secondo Scahill, gli affari con le multinazionali come Monsanto e Chevron, e giganti finanziari come Barclays e Deutsche Bank, vengono convogliati tramite due società possedute da Erik Prince, fondatore della Blackwater: Total Intelligence Solutions e Terrorism Research Center. Uno dei funzionari Blackwater, Cofer Black, già co-direttore della Cia, nel 2008 stabilì un contatto con la Monsanto «per spiare e infiltrare organizzazioni di attivisti sui diritti animali, anti-Ogm e altre attività sporche del gigante della biotecnologia». Il dirigente Monsanto Kevin Wilson ha confermato a “The Nation” di aver noleggiato i servizi di Total Intelligence nel 2008 e 2009, secondo la Monsanto solo per tener d’occhio «quanto divulgato pubblicamente» dai suoi detrattori.
Per Total Intelligence, aggiunge Silvia Ribeiro, Monsanto ha pagato 127.000 dollari nel 2008 e 105.000 nel 2009. «Non sorprende che una società impegnata nella “scienza della morte” come la Monsanto, dedita fin dall’inizio alla produzione di sostanze tossiche che spaziano dall’Agent Orange ai Pcb (bifenili policlorurati), pesticidi, ormoni e semi geneticamente modificati, sia associata a un’altra società di farabutti», scrive la Ribeiro, che aggiunge: appena dopo le rivelazioni di “The Nation”, il network “Via Campesina” ha riferito dell’acquisto di 500.000 azioni Monsanto, per oltre 23 milioni di dollari, da parte della Fondazione Bill & Melinda Gates. Il patron di “Microsoft” ha gettato da maschera del filantropo, associandosi alla “multinazionale della morte” assistita dai mercenari dell’intelligence e delle guerre sporche?

«È un matrimonio fra i due più brutali monopoli nella storia dell’industrialismo», accusa la Ribeiro: «Bill Gates controlla più del 90% della quota di mercato dei software proprietari e Monsanto circa il 90% del mercato globale delle sementi transgeniche e buona parte delle sementi commerciali globali». Come Monsanto, accusa ancora Silvia Ribeiro, Gates è inoltre impegnato a tentare di distruggere l’agricoltura rurale contadina a livello mondiale, attraverso l’Agra: l’“Alliance for a Green Revolution in Africa” «funziona come un cavallo di Troia per privare i poveri agricoltori africani delle loro sementi tradizionali, sostituendole con quelle delle proprie aziende per arrivare a quelle geneticamente modificate». Blackwater, Monsanto e Gates – conclude Ribeiro – sono tre lati della stessa figura: la macchina da guerra al pianeta, che stritola chiunque vi si opponga.
Ipotesi e rivelazioni: frammenti che affiorano con crescente velocità soprattutto attraverso il web, e grazie alle “ondate” di Wikileaks ora conquistano spazio anche sui grandi media, finora molto prudenti. Verità scomode?  Uno specialista, Paul Joseph Watson, aggiunge su “Prison Planet” un nuovo inquietante capitolo: il leader terrorista di Al-Qaeda Anwar Al-Awlaki, americano di nascita, l’uomo che ha collaborato a ideare il fallito attentato dinamitardo del giorno di Natale, la sparatoria di Fort Hood, l’attentato di Times Square, proco prima di esaltare pubblicamente le gesta dei presunti attentatori dell’11 Settembre «aveva cenato al Pentagono», come mostrano documenti in possesso di Fox News.

Secondo Watson, Awlaki è appena l’ultimo nella lunga lista degli “agenti doppi” di Al-Qaeda, la cui attività «dimostra che l’organizzazione terroristica sia poco più che una facciata del Pentagono e della macchina da guerra Usa». Altro esempio? L’ex inviato dell’Arabia Saudita negli Stati Uniti, principe Bandar bin Sultan bin Abdul Aziz, noto come “Bandar Bush” per le sue strette relazioni con l’ex presidente George W. Bush e con suo padre. Quell’uomo «ha lavorato a stretto contatto con il direttore della Cia George Tenet, quando era l’ambasciatore saudita a Washington».
Bandar, aggiunge Watson in un servizio ripreso da “Megachip”, è sparito due anni fa, dopo che emerse che era diventato il leader di fatto di Al-Qaeda Iraq, dopo aver armato le organizzazioni terroristiche in Medio Oriente. Il presidente Bush lo avrebbe consultato prima di invadere l’Iraq nel 2003. E’ lo stesso uomo che ha poi «addestrato, finanziato e dotato di mezzi i terroristi per uccidere le truppe americane, fornendo al governo Usa la perfetta giustificazione per restare quale forza di occupazione nel Paese». Bandar ha anche minacciato la Gran Bretagna di «un altro 7 luglio» e la perdita di «vite britanniche nelle strade della Gran Bretagna» se avesse avuto seguito l’inchiesta di corruzione all’interno dell’esercito saudita. «Il primo Ministro Tony Blair – scrive Watson – ha ubbidito e ha annullato l’inchiesta».

Fonte: Libreidee

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Uscire dalla "nicchia"

di Carlo Dorofatti
Quante volte capita di sentirci dire che, occupandoci di ricerca spirituale, informazione indipendente, benessere naturale e discipline interiori, siamo “di nicchia“? Sei uno spirito libero? Allora sei di nicchia. Sei un ricercatore indipendente? Ma, allora sei di nicchia. Pubblichi informazioni altrimenti difficili da reperire, promuovi la salute naturale, uno sviluppo sostenibile, l’energia pulita? Allora sei di nicchia. Mangi naturale? Sei di nicchia. Ormai, chi è più libero di altri dai condizionamenti mediatici, chi ama la natura, chi vuole curarsi con rimedi non invasivi, chi mangia sano e biologico, chi crede di essere un corpo e una mente ma anche un’anima, è “di nicchia”! La Natura è di nicchia?! L’intelligenza è di nicchia?!
Basta! E’ di nicchia chi fugge dalla natura, chi sceglie la vita artificiale, chi si cura con la chimica, chi si gonfia tette e labbra, chi corrompe, chi inquina, chi crede solo a quello che vede, anzi a quello che qualcun altro gli fa vedere. E’ di nicchia chi spreca, chi se ne frega degli altri, degli animali e delle piante, chi regola la sua vita sul calcio, le fiction e la moda imperante, benpensante e conformista, tra veline stereotipate e condizionamenti che vengono fatti passare per “valori”! Ebbene, ben venga la caduta dei valori!
Noi pensiamo alla nostra anima eterna e cosmica, amiamo e rispettiamo la vita in tutte le sue forme, vogliamo regolare la nostra vita in base a soluzioni intelligenti e armoniche; non mettiamo il profitto e la convenienza al primo posto, non ci riteniamo “consumatori” e non ci facciamo bastare l’intrattenimento e la distrazione, l’informazione di facciata, quella che fa cassetta. Non siamo solo elettori e “sudditi”, o cavie, o  carne da cannone. Noi usiamo ancora parole come amore, compassione, amicizia. Osiamo reclamare la nostra coscienza universale, multidimensionalità dell’essere umano, di ogni uomo e di ogni donna, la sua libertà e la sua intelligenza profonda, la sua natura divina. Osiamo reclamare la dignità dell’essere umano, osiamo cercare la verità. Questo significa essere “di nicchia“? “Loro” sono di nicchia, non noi!
E quindi usciamo da questa nicchia, nella quale non dovremmo neanche pensare di essere, e cominciamo a parlar chiaro, ad unire le forze, a fare informazione seria e competente, a fare chiarezza non solo sui temi della ricerca e dell’attualità a 360 gradi, ma anche su quei contenuti che troppo spesso vengono trattati con grande superficialità, diventando anch’essi prodotti da bancarella, da “consumare”, con i quali fare cassetta, da strumentalizzare per il tornaconto di nuovi guru e di nuove élite, in fin dei conti per la solita smania del business.
Mi sto proprio riferendo ai grandi temi di frontiera, del benessere reale, della sostenibilità, della ricerca d’avanguardia, sia essa scientifica sia essa squisitamente spirituale, sebbene tale distinzione non dovrebbe neppure esistere. Facciamo chiarezza sopratutto quando su queste importanti tematiche si stiano prendendo solenni cantonate, quando l’entusiasmo del volo pindarico sensazionalistico sostituisce una sana ricerca di senso, per prestarsi ancora una volta alla manipolazione, alla suggestione, allo sfogo inconcludente, al prodotto da bancarella, al placebo per sedare un reale risveglio di coscienza, che esige la presenza e la responsabilità di ognuno.
 Così, se da una parte il Vaticano insiste sulla “vera fede”, il CICAP sulla “vera scienza” e il conformismo mediatico sulla “vera vita”, dall’altra è già pronta la nuova religione mondiale della superficialità, dell’arrivismo spirituale, del miracolismo, con le sue schiere di nuovi profeti, nuovi salvatori e nuovi babau.
Qualche esempio? Le fantasticherie di una certa “new age”, il delirio delle teorie del complotto quando cavalcano improbabili – ma affascinanti – ricostruzioni storico-esoteriche (per lo più nate un paio di secoli fa dallo sforzo di scrupolosi falsari gesuiti), quando ci si esalta con scenari e agende extraterrestri inquietanti quanto fantasiose, suffragati da una profonda ignoranza sul piano storico, scientifico, antropologico e metafisico; oppure pensiamo alle bizzarre pseudo-soluzioni del benessere olistico, altra parola violentata da improvvisati, ma ben organizzati, operatori che assecondano e campano sulla smania consumista, che tanto danno procurano non solo alle persone ingenue, ma anche a chi di questa ricerca fa un percorso serio e fondato, fornendo così alle multinazionali – e ai loro politici, professori e manager – le armi del discredito, proprio secondo i programmi di un establishment vecchio, logoro eppure forte dell’incoscienza tuttora (ma ancora per poco!) dilagante, di cui in fin dei conti, sono a loro volta tristi prigionieri, pur nel loro mare di soldi e tra le braccia delle loro escort, nel nulla dell’anima.
Usciamo da questa nicchia così angusta, facciamo chiarezza e finalmente entriamo, anzi determiniamo questa Nuova Era della Coscienza, risvegliandoci dalle illusioni, abbandonando definitivamente i vecchi paradigmi dualisti e recuperando il senso autentico della nostra umanità e della vita. Chi sceglierà di non farlo, pazienza: sarà “di nicchia”.


Fonte : Nexus

La conquista dell’Eurasia: l”Onda verde’ in Iran e i suoi legami con la geopolitica globale

I russi e i cinesi hanno bisogno che il partner strategico iraniano sia una componente di ogni  strategia difensiva o alternativa valida contro l’invadenza statunitense e dell’Unione Europea nelle loro sfere d’interesse geopolitico.
Nel 2009, la necessità dei russi e cinesi di avere un governo a Teheran che fosse loro alleato è diventato evidente durante il periodo dei torbidi post-elettorali in Iran, nel 2009. Mosca, Pechino e molte altre capitali in tutto il mondo puntarono gli occhi sull’Iran, quando disordini e proteste si riversarono nelle strade iraniane.
L’”Onda verde” o “Rivoluzione Verde” vennero definiti i disordini causati da un segmento dell’opposizione, dopo le elezioni presidenziali 2009 dell’Iran. Il movimento prende il nome dal colore della bandiera iraniana che il candidato presidenziale Mir-Hussein Mousavi aveva scelto. Tale evento avrebbe potuto diventare un colpo di stato geo-politico contro l’entità politica dell’Eurasia. E probabilmente sarebbe potuto diventare una vera e propria minaccia geo-politica per gli interessi di Russia e Cina. Al contrario, l’Onda verde fu salutata da USA, Gran Bretagna, Francia, Germania, Israele e dai loro alleati.




 

Al fine di comprendere le esigenze sino-russe verso l’Iran, la dimensione geo-politica dell’Onda verde deve essere discussa, e come questi fattori siano legati all’Iran quale perno geo-strategico e alle sue opzioni come attore politico sulla scena internazionale. Una dimensione collegata è lo sviluppo coerente di un ordine unificato in Eurasia, che gli Stati Uniti e i suoi alleati stanno cercando di arrestare. L’Iran è cruciale nel processo di coesione eurasiatica, comportando un nucleo consistente nella triplice alleanza tra Federazione Russa, Repubblica Popolare Cinese e Iran.
L’onda verde e i disordini politici scoppiati in Iran sono emerse per un gran numero di ragioni collegate. Ci sono state diverse motivazioni tra i suoi membri e gli organizzatori. Ci sono diverse spiegazioni e punti di vista sulle cause e le motivazioni dell’Onda verde. Tutti questi fattori fanno parte di una più ampia comprensione del rapporto tra politica interna iraniana e geo-politica globale.
Tra le descrizioni dell’Onda verde come  lotta democratica o lotta per maggiori libertà civili, tuttavia, vi è il fatto che essa riflette un elemento delle lotte tra le élite iraniane. Questo punto è cruciale. A tutti gli effetti, questa caratteristica fondamentale dell’Onda verde, è ciò che deve essere tenuto presente quando se ne discute a livello geo-politico.
Utilitarismo Geo-strategico e i preparativi di guerra in Eurasia
E’ facile trascurare l’impatto dei fattori geografico, politico, sociale, economico e storico.
La maggior parte degli studiosi e analisti tentano di evitare la fallacia semplicistica del determinismo geografico. Eppure, il ruolo della geografia non deve essere trascurata sul corso dello sviluppo umano. Per esempio, la produzione di energia è legato alla realtà fisica di una terra e in passato, un popolo che vive su una costa avrebbe orientato verso il mare e la pesca la maggior parte, se non tutti, gli aspetti della loro vita collettiva, da quello economico a socio-culturale. Allo stesso modo le azioni umano non devono essere attribuiti alla sola  geografia. L’agire umano ha sempre avuto un ruolo da svolgere nello sviluppo dei popoli e delle loro società.
Per quanto riguarda le questioni a portata di mano, sono inevitabilmente legate a una realtà geografica che è troppo forte per essere ignorata. La corsa per il controllo dell’Eurasia dalla periferia è parte di questa. Questa corsa, che si spinge verso l’interno dell’Heartland eurasiatico, è stata inquadrata in molti modi diversi, nel corso della storia moderna. La periferia è un termine concettuale applicato agli Stati Uniti, Gran Bretagna, l’Unione europea, Giappone, Australia, e i loro alleati, che sono in sostanza al di fuori dell’Eurasia o alla sua periferia.
Un nuovo termine deve essere applicate anche a questo punto: utilitarismo geo-strategico. Utilitarisimo geo-strategico, un termine coniato nel presente documento, è l’applicazione o la proiezione dell’utilitarismo o valori utilitaristici alla geo-politica. Il termine è nuovo, ma questo modo di pensare no. Questo termine cattura lo spirito e la base della moderna geo-strategia e gli dà una forma tangibile. Oggi l’utilitarismo geo-strategico, con la sua base materialistica, è il dogma della marcia verso la guerra in Medio Oriente e nel resto dell’Eurasia.
Halford J. Mackinder capì anche questa realtà, in termini di ciò che egli chiamava la geografia strategica. Mackinder ha dichiarato che ogni stato organizzato, che ha definito nazione civile, era legato alla terra fisica che occupava in due modi: “Qualunque sia lo scambio effettuato con il commercio, [un paese] è in ultima analisi, dipendente dai passati e presenti [prodotti] del proprio territorio, e (2) [un paese] deve essere preparato a difendere il territorio contro l’intrusione dei vicini avidi.”  E’ proprio in preparazione di questi fenomeni che i paesi dell’Eurasia si preparano; si stanno preparando a difendere i loro territori contro le intrusioni in tutte le loro forme, che vanno dall’occupazione militare alla colonizzazione economica.
La base della questione è chiaramente economica e inserita sui valori utilitaristici. Mackinder ha anche riconosciuto questo carattere economico. Ha scritto i seguenti interventi sul tema: “I due gruppi di idee coinvolte possono essere più o meno indicizzate a seconda i termini economici e strategici. Si può descrivere la geografia economica come questione dell’aumento e distribuzione delle merci, e la geografia strategica come il fare fronte alle più ampie condizioni topografiche di offesa e difesa. Ma i problemi da risolvere sono strettamente correlati, la difesa è essenzialmente la protezione dei mezzi di sussistenza economica…
L’entità spaziale più grande dell pianeta Terra è l’Eurasia, che ha le coste più lunghe, la popolazione più grande, una ricchezza enorme in risorse naturali (dall’energia ai minerali), la più grande forza lavoro e la maggior parte dell’attività economica globale.
Se le nazioni dell’Eurasia dovessero unirsi come singolo giocatore, sarebbero in tutti gli aspetti, imbattibili. La prevenzione della coesione eurasiatica è stato uno degli obiettivi primari degli Stati Uniti e dei suoi alleati.  Soprattutto, questa politica preventiva praticata dagli Stati Uniti ha preso di mira quattro stati eurasiatici: Russia, Cina, India e Iran, così come l’intero spazio  post-sovietico.
Quello di cui stiamo trattando è il quadro delle manovre geo-politiche e geo-strategiche dagli Stati Uniti e dei suoi alleati in Eurasia, da un lato, e le contro-manovre di Russia, Cina e Iran, dall’altra. E’ anche a questo punto che una alleanza eurasiatica entra in discussione. L’India è riuscita a sottrarsi dalla linea di tiro geo-politica e ha mantenuto una certa distanza di sicurezza da una alleanza o intesa eurasiatica. Russia, Iran e Cina – gli altri tre stati eurasiatici ricordati – in termini pratici, hanno tutti stretto un’alleanza reale attraverso i vari accordi, le intese, i legami e le organizzazioni formali e informali.
Cosa distingue l’Iran dalla Russia e la Cina?
Anche se molto influente, l’Iran non è una così grande potenza o nazione come la Cina, la Russia e l’India. Né l’Iran è forte come questi altri Stati eurasiatici, ma il ruolo iraniano in questa equazione eurasiatica è molto significativo.
Inoltre, l’Iran è caratterizzato da una “flessibilità geo-politica” in contrasto con gli altri grandi Stati eurasiatici. Quasi tutti i paesi sono in qualche misura dei perni geo-strategici, ma il grado in cui essi sono un pivot geo-strategico, varia. L’Iran è un importante perno geo-strategico, il che significa semplicemente che tutti gli attori geo-politici devono adattare le loro politiche, i comportamenti e le strategie sulla base del comportamento iraniano. In altre parole, il comportamento di Teheran cambia il gioco globale.
L’Iran si distingue anche per un altro attributo importante. A differenza di Pechino e Mosca, Teheran essenzialmente può stipulare un accordo a lungo termine con gli Stati Uniti e i suoi alleati. Qualsiasi accordo raggiunto tra gli Stati Uniti e i suoi alleati con i russi e cinesi, non può che essere un accordo a breve termine. Nel lungo periodo la Cina e la Russia sono il bersaglio finale dell’invasione statunitense dell’Eurasia. E’ la sopravvivenza di Russia e Cina in quanto Stati indipendenti che è in gioco.
Sia Mosca che Pechino sono i principali rivali economici e minacce all’egemonia statunitense. Grazie alla geografia delle vaste influenze, risorse, mercati e territori di Russia e Cina sono il premio finale per gli Stati Uniti e i suoi alleati. Anche l’India, nel lungo termine corre un pericolo reale. Per gli USA, l’eliminazione di tutti i rivali e potenziali rivali fa parte di questa politica.
In linea con l’utilitarismo geo-strategico usato dagli USA e dai suoi alleati, Washington può permettersi di fare un compromesso o accordo con l’Iran e cooptare Teheran, a differenza di Pechino e Mosca. Questa affermazione, però, deve essere ulteriormente specificata, gli Stati Uniti possono permettersi di fare un compromesso o accordo con Teheran se gli iraniani non sono una minaccia reale per il controllo e agli interessi statunitensi, che anche Israele rappresenta in Medio Oriente. Alla fine degli anni ‘90, Zbigniew Brzezinski ha avvertito che “non è nell’interesse dell’America perpetuare l’ostilità americana-iraniana.” Brzezinski ha avvertito che l’Iran non dovrebbe essere contrastato dagli USA, mettendo Teheran in una posizione in cui si sarebbe alleata con la Russia e la Cina.
Questa volontà degli Stati Uniti di trattare con l’Iran è dovuta principalmente alla scala o dimensione geografica dell’Iran, che è molto più piccola di Russia o Cina. L’Iran riesce a gestire l’esistenza con una quota minore di risorse e d’influenza globali, per via delle sue più piccole dimensioni e popolazione, ma sia la Russia e, più specificamente, la Cina, non sono in grado di farlo a lungo termine. Brzezinski sostiene a questo proposito:
Qualsiasi eventuale riconciliazione [tra America e Iran] dovrebbe essere basata sul riconoscimento di un reciproco interesse strategico nello stabilizzare ciò che attualmente è un ambiente regionale molto volatile per l’Iran.”
Brzezinski intende con questa affermazione che la cooperazione e il controllo USA-Iran dovrebbe essere perseguito nelle immediate vicinanze dell’Iran, quali sono il Medio Oriente, l’Asia Centrale e forse il Caucaso. Ha ulteriormente argomentato la sua dichiarazione: “Certo, qualsiasi riconciliazione (tra America e Iran] deve essere perseguita da entrambe le parti e non è un [favore] concesso dall’uno all’altro.” Così Brzezinski voleva dire che con l’Iran si deve contrattare o mercanteggiare con comprensione, e si deve raggiungere l’intesa tra le élite dell’Iran e degli USA.
La posizione geo-strategica mette l’Iran in una unica posizione che le consente di staccarsi dalla Russia e dalla Cina e fare un accordo, come la Libia, con gli Stati Uniti ed i suoi alleati. Questa accordo in stile Libico è il seguente: la Libia era nel mirino della guerra anglo-statunitense prima del 2003, ma Tripoli cedette agli Stati Uniti e all’Unione europea dopo che vide cadere Baghdad.
Tripoli era anche consapevole di ciò che i leader statunitensi e britannici stavano progettando, ed ha iniziato trattative segrete con la Casa Bianca nel 2001. Da allora, la Libia ha fatto importanti accordi energetici con gli Stati Uniti e i suoi alleati e il suo leader, il colonnello Gheddafi, da allora è stato riaccolto nella comunità internazionale. Ciò faceva parte della politica che, in passato, Brzezinski aveva raccomandato al governo degli Stati Uniti nei rapporti con Libia, Iraq e Iran.

Teheran può essere utilizzato per destabilizzare e balcanizzare la Russia e la Cina
L’Iran potrebbe anche seriamente destabilizzare la Russia e la Cina attraverso il sostegno ai loro movimenti separatisti, che hanno legami etnico-culturale con l’Iran. Brzezinski afferma: “Un forte, anche con motivazioni religiose ma non fanaticamente anti-occidentale Iran è, per gli interessi degli Stati Uniti, e in definitiva anche per l’elite politica iraniana, una realtà che si può riconoscere.” Ciò che potrebbe significare è che, se la cooperazione tra l’Iran e USA avesse luogo che entrambe le nazioni potrebbero lavorare insieme per avviare la divisione delle repubbliche della ex Unione Sovietica tra di loro e avendo l’Iran legami con l’Islam, esso potrebbe essere utilizzato per il controllo dell’Asia centrale e del Caucaso, e contrastare l’influenza russa e cinese in entrambe le regioni. In altre parole, l’Iran potrebbe essere efficacemente utilizzato per contrastare gli interessi cinesi e russi in queste regioni, come braccio degli USA.
Per quanto riguarda la comprensione dell’Onda Verde, ciò che dice Brzezinski sulla élite politica iraniana e il loro riconoscimento della “realtà” è centrale. Si riferisce a due cose. In primo luogo, la flessibilità geo-politica dell’Iran, che è stata spiegata finora, e in secondo luogo, il campo pragmatico in Iran, che sarà indirizzato, e che vuole la cooperazione con gli USA in un ordine mondiale che comprenda l’Iran.
Per quanto riguarda la cooptazione dell’Iran, Brzezinski scrive anche: “Gli interessi degli USA a lungo raggio in Eurasia, sarebbero meglio serviti abbandonando le esistenti obiezioni degli Stati Uniti a una più stretta collaborazione economica turca-iraniana, soprattutto nella costruzione di nuovi gasdotti, ma anche nella costruzione di altri collegamenti tra Iran, [la Repubblica di] Azerbaigian e Turkmenistan.” Ciò che era implicita in questa affermazione era l’incitamento all’Iran di mettersi contro il controllo russo delle rotte energetiche eurasiatiche e a sostenere il gasdotto Nabucco, e altri programmi simili, statunitensi. Inoltre, può anche darsi che l’integrazione in corso delle economie e dei mercati iraniani e siriani, con quelli turchi, e inserirebbe sia l’Iran che la Siria nell’economia mondiale, rendendole più sensibili al controllo USA e UE. In altre parole, il risultato finale potrebbe essere che sia l’Iran che la Siria, potrebbero trovarsi inavvertitamente parte del sistema globale degli USA e dell’UE.
Così, la natura globale di questa situazione, con l’utilitarismo geo-strategico alla sua base, porta ad un paradosso. A lungo termine, gli Stati Uniti e i loro alleati sono in grado di negoziare con gli iraniani, ma per evitare la coesione dell’Eurasia e per impedire che la Russia e la Cina opportunamente si preparino o s’impegnino a sfidare l’egemonia statunitense a breve termine, essi non possono negoziare con Teheran. Ecco perché la questione nucleare iraniana, che si basa su ciò che gli Stati Uniti, l’Unione europea e Israele hanno dipinto come una finestra di tempo definito, è il motivo principale per i negoziati con l’Iran. Naturalmente, se ci deve essere un più breve termine per l’esito, allora per gli Stati Uniti, non ci può davvero essere una soluzione a più lungo termine o un’intesa tra Stati Uniti e Iran.
Utilizzare la Turchia per allontanare l’Iran dagli eurasiatici?
I legami tra Ankara e Teheran sono sempre più forti. Entrambi gli stati parlano di un mercato comune e di libero scambio regionale in Medio Oriente. Già una serie di accordi di libero scambio sono stati firmati tra Libano, Siria, Turchia, Giordania, Iraq e Iran. Il governo turco ha anche spinto la Libia a firmare un accordo di libero scambio con Ankara.
Le relazioni amichevoli che Ankara ha promosso con l’Iran e la Siria possono essere utilizzate per (1) spiegare quello che sembra essere un cambiamento nella politica estera turca e (2) il raffreddamento pubblico nei rapporti tra Israele e la Turchia. Questo, tuttavia, potrebbe essere parte di (3) una strategia degli Stati Uniti per convincere l’Iran e la Siria a entrare nella sua orbita ed ad allontanarsi dagli alleati cinesi e russi dell’Iran. Lo sviluppo del cosiddetto asse iraniano-turco-siriano deve avvenire con cautela, perché le cose possono finire per essere del tutto diverse rispetto alla creazione di un alleanza regionale e blocco genuini.

I Neo-conservatori al timone della politica estera statunitense: Il Grande Abbaglio e l’Iran
Perché l’Iran ha rifiutato di agire? Ci possono essere varie ragioni, tra cui un calcolo iraniano che gli Stati Uniti e i suoi alleati soccomberebbero alla crescente forza della Russia, della Cina e dell’Iran, se Teheran rimane con l’Eurasia d’intesa con Mosca e Pechino. Un altro motivo potrebbe essere causata dalla gaffe dei neo-conservatori nell’esecuzione della politica estera statunitense. Gli iraniani non si fidano degli Stati Uniti e dei suoi alleati, a causa del grave errore strategico di George W. Bush Jr. e deòla sua amministrazione, che ha dato il controllo della politica estera per lo più ai neo-conservatori o neo-cons.
Mentre Zbigniew Brzezinski è stato classificato come un realista della politica estera statunitense, i neo-conservatori no. Sia i realisti che i neo-conservatori condividono gli stessi obiettivi economici, ma non è così sul come perseguirli.
L’ideologia è utilizzata dai neo-conservatori come un mezzo per rappresentare la realtà. Inoltre, i realisti credono che le guerre non dovrebbero essere combattute per favorire gli interessi degli Stati Uniti, se non quando è strettamente necessario, mentre i neo-conservatori credono che la forza militare deve essere attivamente utilizzata per modellare l’ambiente globale.  I realisti sono anche degli opportunisti o pragmatisti nelle relazioni internazionali, mentre i neo-conservatori sono inesorabili per quanto riguarda la politica con una raffigurazione in bianco e nero delle relazioni internazionali.
Mentre George W. Bush Jr. era nello Studio Ovale, i neo-conservatori avevano una grande influenza sul Pentagono e sulla politica estera. E’ stato sotto i neo-conservatori che l’amministrazione Bush ha voltato le spalle a Teheran, dopo che il governo iraniano aveva aiutato USA e Gran Bretagna nell’Afghanistan controllato dai taliban e cercato di stipulare un grande patto con il governo svizzero.[9] Forse ubriacata dalle vittoria e dall’arroganza in quella che sembrava una facile vittoria sull’Afghanistan e l’Iraq, e per la rinuncia della Libia, la Casa Bianca di Bush Jr. pensava che potesse potesse andare avanti a sottomettere l’Iran. E’ stato a questo punto che i membri di alto livello dell’amministrazione Bush Jr. andavano entusiasticamente dicendo: “Chiunque può andare a Baghdad! I veri uomini vanno a Teheran!”
L’Iran era già l’ultima nazione di una lista di paesi da conquistare, che comprendeva anche l’Iraq, Libia, Sudan, Somalia, Libano e Siria. In un modo o nell’altro, gli USA avevano direttamente o indirettamente attaccato o sottomesso ognuno di questi paesi dal 2001. Inoltre, è stato durante questo lasso di tempo che gli Stati Uniti hanno anche cercato di accusare la Siria, allo stesso modo dell’Iraq, di avere armi di distruzione di massa (WMD) e addirittura hanno apertamente parlato di invadere la Siria. Israele ha anche cercato di istigare una guerra con la Siria, Damasco ha detto che faceva parte di uno stratagemma per creare un pretesto per l’invasione statunitense e britannica della Siria.
Indipendentemente dalle motivazioni, la decisione della amministrazione Bush di non trattare con l’Iran, è stato un grave errore geo-strategica per gli Stati Uniti. Non trattare con l’Iran è stato un errore enorme che potrebbe benissimo costare alle elites statunitensi il loro obiettivo di primeggiare sull’Eurasia. Questo errore degli Stati Uniti ha spinto ulteriormente Teheran nelle braccia della Russia e della Cina.
Iran Pragmatico: un jolly sul tavolo eurasiatico?
L’Iran è una potenza regionale in grado di sfidare gli Stati Uniti, Russia e Cina per l’egemonia in Asia centrale, Caucaso e Medio Oriente.
Nel 1993, Brzezenski ha detto che “l’Iran è chiaramente un aspirante all’egemonia regionale ed è disposto a sfidare gli Stati  Uniti.” E aggiunge: “[l’Iran] ha una tradizione imperiale e possiede sia la motivazione religiosa che nazionalista di contestare sia la presenza russa che quella americana nella regione. In tal modo, può contare sulla simpatia religiosa dei suoi [vicini]. Cospirando con la religione e il nazionalismo contro l’egemonia aliena nella regione, l’attuale supremazia americana in Medio Oriente è costruito, letteralmente, sulla sabbia.”  Anche se la Cina e la Russia hanno permesso al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite sanzioni di imporre embarghi all’Iran, entrambi lo hanno fatto per mantenere l’Iran nel loro campo. Mosca e Pechino hanno appoggiato le sanzioni delle Nazioni Unite al fine di mantenere l’Iran, un alleato indipendente e potenziale rivale, al suo posto. Il loro sostegno delle sanzioni delle Nazioni Unite è limitato e resterà fin quando servirà ai loro interessi strategici. Per questo motivo, entrambi sono contro le sanzioni unilaterali all’Iran e sono contrari a sanzioni dell’UE e degli Stati Uniti.
Sia la Cina che la Russia sono ben consapevoli che gli Stati Uniti preferiscono cooptare l’Iran nel suo programma ambizioso per l’Eurasia, come un satellite o un partner, piuttosto che rischiare una guerra aperta. L’obiettivo sino-russo è quello di evitare qualsiasi riavvicinamento tra Washington e Teheran. Le esigenze iraniane sono, a questo proposito, molto più facili da essere adattate a quelle degli Stati Uniti, che non di quelle di Cina e Russia.
Mantenere una distanza di sicurezza tra USA e Iran è uno dei motivi per cui Pechino e Mosca hanno sostenuto le limitate sanzioni delle Nazioni Unite. Con l’Iran costretto ad allontanarsi dal cosiddetto mondo occidentale, s’integrerà ulteriormente con la Russia e la Cina. Le sanzioni economiche delle Nazioni Unite obbligare l’Iran anche a spostare i suoi legami economici dall’UE verso Russia, Cina, ex repubbliche sovietiche, blocco bolivariano e paesi asiatici. Questo cambiamento ha comportato la sostituzione dei membri dell’Unione europea, come l’Italia e la Germania, con paesi come la Cina, come principali partner commerciali dell’Iran.
Secondo la Commissione europea, nel 2004 l’UE ha rappresentato il 35,1 per cento della quota di mercato totale del commercio con l’Iran.  Secondo le stesse cifre, nel 2004 l’Iran è stato anche classificato ventiquattresimo nel volume totale degli scambi dell’Unione europea, e l’Iran è stato uno dei primi sei fornitori di energia dell’Unione europea.  Quando il commercio dell’UE con l’Iran ha iniziato a diminuire, il commercio asiatico è all’inverso, aumentato.  Russia e Cina si stanno muovendo per colmare il vuoto negli scambi e quindi a garantire che l’Iran entri nel loro campo eurasiatico. In termini semplici, Mosca e Pechino stanno rimuovendo la flessibilità dell’Iran per lasciarla orbitare nella loro intesa eurasiatica.
Per quanto riguarda la neutralizzazione della rivalità iraniano, una serie di sanzioni Onu contro l’Iran sono rivolte anche contro l’industria della difesa iraniana e le esportazioni militari iraniane. Questo è un mezzo per eliminare la concorrenza dell’Iran, che ha una industria della difesa in crescita e che produce una vasta gamma di hardware militare, dai carri armati agli aerei militari e ai missili. L’Iran è stata anche cliente dell’esportazione di armi dei paesi NATO, prima delle sanzioni delle Nazioni Unite.
Il riorientamento del commercio e delle relazioni internazionali di Teheran è vantaggioso per la Russia e la Cina. Mentre le banche tedesche come Commerzbank AG, Dresdner Bank AG e Deutsche Bank AG recidono i legami con l’Iran, il vuoto finanziario viene riempito dalle banche e dagli investitori asiatici. Il settore bancario iraniano è sempre più seriamente coinvolto nei settori bancari di Venezuela, Siria, Bielorussia e di diverse repubbliche ex-sovietiche.
Il passaggio iraniano dall’UE agli stati non-UE e asiatici, è stato anche un obiettivo della politica estera dell’amministrazione di Mahmoud Ahmadinejad. Questa politica estera nuova è definita in Iran come “guardare verso Oriente.” Con una miscela di sanzioni e politiche di Ahmadinejad, questo cambiamento si riflette nel gravitazione e attrazione dell’Iran verso la SCO, la Comunità degli Stati Indipendenti (CSI), l’Associazione sud-asiatica per la cooperazione regionale (SAARC) e la Comunità economica eurasiatica (EURASEC).

Le differenze tra le relazioni bilaterali Iran-Russia e Cina-Iran
Pechino è il giocatore più importante della Triplice Intesa dell’Eurasia. Il conflitto d’interessi iraniano-cinese è meno acuto di quello tra Mosca e Teheran. In generale, sia Teheran che Mosca danno maggiore priorità e valore ai loro rapporti con la Cina, piuttosto che l’uno con l’altro.
Sia la Russia che l’Iran sono esportatori di energia, mentre la Cina è un importatore di risorse energetiche. I russi e gli iraniani hanno anche interesse a controllare parecchi medesimi mercati. Entrambi hanno un interesse acuto verso il Caucaso meridionale e il controllo dei corridoi energetici attorno al Mar Caspio. Per queste ragioni il Cremlino vuole che l’Iran sia abbastanza forte per sfidare e resistere agli USA e ai suoi alleati, ma non abbastanza forte per sfidare Mosca sull’influenza nelle repubbliche dell’ex Unione Sovietica. Questo può anche essere usato per spiegare perché Mosca fa pressioni su Teheran per arricchire l’uranio in Russia o in territorio russo, causando tensioni tra Teheran e Mosca col presidente Dmitrij Medvedev.
La Repubblica popolare cinese ha tutto l’interesse per un Iran forte, anche se un forte Iran è ostile verso gli USA. Le relazioni bilaterali iraniano-cinesi sono reciprocamente vantaggiose. Gli strateghi cinesi vedono l’Iran come uno dei quattro centri ri-emergenti del potere globale, gli altri sono Russia, Cina e India. Il Brasile è un emergente (e non ri-emergente), centro del potere. Il 9 aprile 2008, durante una visita a Teheran l’Assistente Ministro degli Affari Esteri cinese, Zhai Jun, ha affermato che un Iran potenza in crescita in Medio Oriente e nel mondo, è nell’interesse di Pechino, mentre incontrava dei funzionari iraniani.
La Fortezza Eurasia è vulnerabile senza l’Iran: Mosca e Pechino hanno bisogno di Teheran
Pechino e Mosca sono entrambi consapevoli delle conseguenze di una grande guerra statunitense contro l’Iran e i suoi alleati in Medio Oriente. I russi sono consapevoli che se l’Iran dovesse cadere, poi gli Stati Uniti e la NATO si concentreranno sulla Russia come prossimo obiettivo nel mirino.
L’Iran è meglio descritta da quello che il geografo e studioso tedesco Georg Stadtmüller ha chiamato, in riferimento ad Albania, un “Durchgangsland” (stato-cancello).  L’Iran è il Durchgangsland nell’ex Unione Sovietica e ventre molle della Russia.
Se l’Iran dovesse spostare la sua orbita, Mosca sarebbe in pericolo. La Russia perderebbe un importante alleato e gli Stati Uniti avrebbero aperto una porta importante sul Mar Caspio, il Caucaso e l’Asia centrale. La porta verso la Russia del “vicino estero” sarebbe spalancata dall’Iran. L’Iran è anche il percorso ideale e più economico per l’esportazione del petrolio e del gas di queste regioni.
Il complesso militare-industriale russo sarebbe indebolito a causa della chiusura di un mercato redditizio, se l’Iran dovesse inserirsi nelle orbite franco-tedesco e anglo-statunitense. I piani russi in partnership con l’Iran, per creare un potente cartello del gas simile all’OPEC, che coinvolga anche Turkmenistan, Venezuela, Bolivia e Algeria, andrebbe in frantumi. D’altro canto, la Cina è consapevole che la sua sicurezza energetica sarebbe minacciata ulteriormente e l’economia cinese sarebbe ostaggio dei diktat stranieri, a causa del fabbisogno energetico cinese.
A causa di tutti questi fattori, una intesa strategica e tattica è stata avviata con cautela in Eurasia, tra Mosca, Pechino e Teheran. Quello che inizialmente è partito per necessità, è diventato una triplice intesa eurasiatica. Un grande attacco contro l’Iran sarebbe quindi, un attacco alla Russia e alla Cina.
L’Onda verde e i suoi legami con la geo-politica globale
Quindi, tutti questi fattori in gioco, per quanto riguarda l’equazione iraniana, che effetto hanno sull’Onda verde? Nazionalismo, speculazioni geo-politiche, capitali e richieste per le libertà civili, so sonno dovuti confrontare in Iran, gli scontri causati dalle elezioni presidenziali iraniane del 2009, che si ebbero il 12 luglio, sono il risultato di queste dinamiche. La geo-politica dello scontro tra Eurasia e Periferia si è manifestata per le strade di Teheran e di altre importanti città iraniane, come Tabriz e Shiraz, attraverso i canti dell’Onda Verde. Non solo si sono opposti alla rielezione di Mahmoud Ahmadinejad e hanno accusato la sua parte di brogli con frode nelle elezioni presidenziali, ma hanno accusato la Russia e la Cina.
I loro canti includevano: “Abbasso la Russia e la Cina!” e “No a Libano e non a Gaza!” I canti di strada dell’opposizione iraniana suggeriscono una correlazione tra i teatri regionali in Medio Oriente (Libano e Territori palestinesi) e il più ampio dei teatri in Eurasia che coinvolge Russia, Cina, Stati Uniti e NATO.
Mahmoud Ahmadinejad ha avuto anche le congratulazioni del presidente russo Dmitrij Medvedev e del presidente cinese Hu Jintao, nella città russa di Ekaterinburg, nel corso di una riunione della SCO, il 16 luglio 2009. Il Presidente Ahmadinejad era arrivato in Russia dopo le elezioni iraniane. Pechino, Mosca e la SCO collettivamente diedero il loro sostegno politico ad Ahmadinejad. Il benvenuto dato ad Ahmadinejad, anche se come osservatore, al vertice di Ekaterinburg mostra l’attaccamento russo e cinese verso i sostenitori della Dottrina Primakov in Iran e nel governo iraniano, oppositori della politica degli Stati Uniti.
Le divisioni interne tra le élites iraniane
Mentre le condizioni di esistenza, in Iran, per il dissenso politico era il potente attore interni in Iran che ha contribuito a scatenarli  dopo la rielezione di Ahmadinejad. In parte, i fatti dietro le rivolte in Iran sono stati alimentati da divisioni interne nella classe dominante in Iran. Mehdi Karroubi, uno dei candidati alla presidenza, aveva anche accennato nel corso dei dibattiti presidenziali, che ci sarebbe stata una lotta post-elettorale.
Queste divisioni sono legate alla “flessibilità” dell’Iran nella politica degli scacchi per l’Eurasia. Il fatto che l’Iran possa negoziare con gli Stati Uniti nel breve termine, ha un rapporto con le sue divisioni interne. Il carattere pragmatico di alcuni circoli d’elite in Iran, è anche parte di queste divisioni interne.
Dietro le quinte di Teheran, il controllo dei prezzi da parte dello stato, le norme di produzione, la rimozione delle norme sulla privatizzazione, la finanzia ed il settore bancario iraniani, sono state le questioni in gioco. Ampie porzioni delle infrastrutture e dei beni dello Stato sono state vendute e privatizzate. I cittadini iraniani per anni hanno goduto delle sovvenzioni statali, che hanno contribuito a mantenere il prezzo dei prodotti alimentari, combustibili, elettricità e altri beni essenziali a livelli nettamente inferiori ai prezzi internazionali. Il governo iraniano, tuttavia, sta lentamente rimuovendo questi sussidi statali.
La politica crea strani compagni di letto. Nel quadro delle vicende che hanno portato all’Onda verde, c’è stato un faccia a faccia all’interno dell’elite iraniana tra, da un lato chi voleva conservare le attuali politiche, e dall’altro si è formata un’alleanza tra interessi economici e organizzazioni per le libertà civili iraniani. Nel secondo campo del capitale e delle libertà civili iraniano, il primo gruppo si nascose dietro il gruppo di quest’ultimo. Questa alleanza tra capitale iraniano e gruppi che esigono maggiori libertà civili può essere una sorpresa per alcuni, ma non è né una anomalia storica, né politica. Molti movimenti e rivoluzioni sono stati configurati attraverso tali alleanze.
L’opera di Alexis de Tocqueville individua la Rivoluzione francese come una rivoluzione capitalista. L’obiettivo della rivoluzione francese non era quello di distruggere la religione organizzata o lo stato, ma d’imporre una riforma economica, e in particolare l’eliminazione delle restrizioni alla proprietà privata. Nel 1789 questo è stato esplicitamente menzionato nell’articolo Diciassette della Déclaration des droits de l’Homme et du Citoyen (Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino): “La Proprietà è un diritto sacro e inviolabile, nessuno può essere privato di essa, a meno che sia illegale, la necessità pubblica lo esige evidentemente, a condizione di un giusto e prioritario indennizzo.”
Nella sua ricerca per eliminare le restrizioni economiche al capitale francese (interessi economici) si è allineato con la richiesta di maggior libertà individuali e alle idee dell’Illuminismo francese. Sotto il nuovo ordine politico della Rivoluzione francese, i membri della borghesia del Terzo stato abolirono il controllo dei prezzi, furono messe fuorilegge le gilde (i precursori dei sindacati), rimosse le restrizioni sulla produzione, tolti i regolamenti in materia di finanza e banca, soppresso il diritto feudale dei contadini e, infine, stanziati e venduti le terre dello Stato e della Chiesa cattolica romana come proprietà privata. Una massiccia ondata di privatizzazioni consumò la Francia rivoluzionaria. La Rivoluzione francese del 1848 ha anche visto svolgersi lo stesso scenario con una alleanza tra la classe operaia e il piccolo capitale. Questo scenario storico è per molti aspetti pertinente alla situazione attuale in Iran.
Dall’altra parte della divisione c’è il campo politico di Ahmadinejad e dei suoi alleati politici, che comprende sia ferventi ideologi rivoluzionari che interessi economici iraniani. Vogliono che l’Iran sia saldamente radicato all’interno dell’alleanza eurasiatica formata con la Cina e la Russia, o parte di un nuovo ordine regionale in Medio Oriente. La leadership militare dell’Iran, sia nelle Forze Armate regolari iraniane che la Guardia Rivoluzionaria Iraniana, supportano queste posizioni. D’altra parte, Akbak Ali Hashemi Rafsanjani, i suoi alleati, e molti dalle elite affaristiche dell’Iran, vogliono un corso più opportunistico o pragmatico per l’Iran, come nel caso dell’India. Quest’ultimo gruppo di cui Rafsanjani fa parte, inoltre, neanche desidera che la finestra di tempo per i negoziati con gli USA e l’UE passi.
Rafsanjani è un individuo molto ricco, un ex presidente iraniano e una potente figura politica. E’ presidente sia del Consiglio del Discernimento iraniano, nonché dell’Assemblea degli Esperti. Egli personifica il capitalismo iraniano e gli interessi delle élite economiche iraniane. Tra i suoi alleati vi è Mohammed Khatami, il presidente iraniano dal 1997 al 2005. Rafsanjani e i suoi alleati vogliono che l’economia iraniana sia de-regolamentata; si abbracci l’economia neo-liberista e desidera che l’economia iraniana sia  pienamente integrata nell’economia globale. Questo campo è anche disposto a lavorare contro gli interessi russi e cinesi, se ciò lo beneficia. Anche se la privatizzazione delle industrie nazionali e del patrimonio statale dell’Iran è continuato nel secondo mandato di Mahmoud Ahmadinejad, è stato inizialmente portato avanti da Rafsanjani, Khatami e dai loro alleati durante il mandato di Khatami come presidente.
In questo divario tra la classe dirigente iraniana, i sostenitori delle libertà civili  sono invischiati e sono anche usati come carte da gioco. Queste persone hanno affollato il fronte di Mir-Hussein Mousavi, l’ultimo primo ministro in carica dell’Iran, prima che l’ufficio fosse assorbito nella carica del presidente iraniano. Sia Rafsanjani che Khatami, hanno anche dato il loro sostegno a Mousavi. Maggiori libertà civili o i risultati delle elezioni potrebbero essere preoccupazione per molti dei manifestanti, ma per la maggior parte delle élite dominanti ciò che è in gioco è molto diverso.
Il divario all’interno della élite politico iraniana ha causato una frattura politica a Teheran. Entrambe le parti si accusano l’un l’altro pubblicamente di corruzione. Sulla televisione pubblica iraniana, un esempio notevole c’è stato durante i dibattiti presidenziali iraniani, quando Ahmadinejad ha accusato Rafsanjani e la sua famiglia di alto tradimento e corruzione. Ci sono state anche notevoli tensioni nella Banca centrale iraniana (CBI), l’opposizione ha sostenuto che la Banca centrale e le banche non dovrebbero essere subordinati al controllo politico.

Vi sono  minacce di guerra dirette al Medio Oriente o presso l’Heartland eurasiatico?

I realisti della politica estera statunitense e i  pragmatici iraniani hanno lavorato per colmare il divario tra gli Stati Uniti e l’Iran e giungere ad un accordo tra Washington e Teheran. Eppure, gli Stati Uniti e l’Iran hanno entrambi alleati che si oppongono a questo. Sebbene Tel Aviv serve agli interessi USA in Medio Oriente, è contro gli interessi d’Israele un riavvicinamento iraniano-statunitense e questo è il motivo per cui ci sono state reazioni ostili da parte delle lobby degli interessi israeliani. Anche alcuni governanti arabi temono che l’avvicinamento statunitense-iraniano possa portare gli Stati Uniti a non opporsi a un Iran che rimuove dal potere questi leader arabi. A causa dei loro interessi, Mosca e Pechino, sono anch’essi contrari ad una partnership strategica tra Stati Uniti e Iran.
La geo-strategia degli Stati Uniti in Eurasia è fondata su una base esigua, e le élite degli USA hanno investito troppo in essa, tra cui la configurazione dell’economia degli Stati Uniti, per vederla crollare. È per questo che la situazione è ancora più critica. Individui disperati possono prendere misure frettolose, imprudenti e molto disperate.
Molti pretesti simultanei per una guerra contro l’Iran e i suoi alleati regionali in Medio Oriente sono stati accuratamente tracciati e preparati dalla Casa Bianca e al numero 10 di Downing Street. Ciò fa parte di una accuratamente predisposta dimostrazione per un ampio conflitto regionale in Medio Oriente che si svolgerebbe su un’area che si estende dalla costa del Mediterraneo orientale alle montagne e alle valli dell’Afghanistan.
La mossa di Washington di etichettare la Guardia Rivoluzionaria come organizzazione terroristica fa parte del processo di preparazione dei pretesti e delle giustificazioni per una guerra e per dei crimini di guerra. Questo non è solo una parte dell’approccio stilizzato per demonizzare i nemici, la cosiddetta “Guerra globale al terrore“. La Convenzione di Ginevra e le leggi di guerra sarebbero  sospese, in quanto riguarda una futura guerra che coinvolgerebbe la Guardia rivoluzionaria iraniana. Inoltre fornirebbe un pretesto per un attacco degli USA contro l’Iran, col pretesto di combattere la “Guerra globale al terrore.” A causa di questa etichetta, il governo statunitense ha cominciato a sostiene che  Teheran ospita una organizzazione terroristica, come parte della sua campagna di disinformazione contro l’Iran. La campagna per isolare finanziariamente e imporre sanzioni all’Iran fa parte anch’essa di tutto ciò.
La dottrina militare iraniana è di natura difensiva, il che non significa che l’Iran non sia in grado di reagire. L’Iran ha notevole forza militare. Come nazione, l’Iran può infliggere perdite significative agli Stati Uniti e alle forze alleate. Ha la capacità di respingere gli attacchi degli Stati Uniti, salvo nel caso di un attacco nucleare massiccio. Nel corso della campagna elettorale del 2008, una delle principali figure politiche dell’Iran, Ali Larijani, ha dichiarato che un attacco statunitense contro l’Iran, che riteneva remota, non solo sarebbe un azzardo, ma sarebbe la causa di una grande sconfitta statunitense in Medio Oriente. Sarebbe anche la fine dello stato degli Stati Uniti come potenza globale. Il primo ministro siriano Al-Otri (Al-Utri), aveva anche lui lasciato intendere che un attacco israeliano contro l’Iran minerebbe lo status di Israele di importante potenza del Medio Oriente, così come segnerebbe la fine del progetto sionista.
L’Iran e i suoi alleati hanno messo smantellato quello che loro chiamano la guerra psicologica e focalizzato il pericolo imminente di un attacco statunitense, dicendo che gli Stati Uniti non sono in grado di eseguire un attacco del genere. Teheran, tuttavia, non ha escluso che operazioni di destabilizzare dell’Iran o  un attacco statunitense o israeliano, in particolare contro la Siria e il Libano. Voci ufficiale di Teheran hanno anche messo in guardia, più volte nel corso del 2010, che si aspettano attacchi contro i loro alleati arabi.
Quanto della marcia verso la guerra fa parte di una tattica di intimidazione o di una cortina fumogena, e quanto è reale? Per inciso, c’è una foschia in relazione ai rapporti internazionali, ma è innegabile che ci sono dei preparativi di guerra che vengono compiuti in tutta l’Eurasia. Lo scudo antimissile USA è una testimonianza a questo. Inoltre, gli iraniani e i loro alleati sono convinti che l’Iran non sarà attaccato. Ci sono anche segni che possono essere letti anche come un passo verso la creazione della distensione, le discussioni tra gli Stati Uniti e Iran sull’Iraq, la cooperazione turco-iraniana, l’impegno verso la Siria da parte dell’Unione europea e degli USA, il miglioramento dei legami tra la Siria e il Libano guidato dal movimento 14 Marzo di Hariri, e il riconoscimento pubblico dell’Iran, da parte del governo degli Stati Uniti, quale attore importante nella stabilizzazione dell’Afghanistan. Tutto ciò, però, potrebbe essere utilizzato in congiunzione con la politica degli Stati Uniti di perseguire gli obiettivi propri e dei suoi alleati, per controllare l’Eurasia. Il tempo lo dirà.
Traduzione di Alessandro Lattanzio

Quando i criminali votano

di Mickey Z.

Il Giorno delle Elezioni è una malattia mentale in bella vista, delirio sfrenato, assoluto, neppur così difficile da spacciare come sanità. Se aprissimo gli occhi, impiegheremmo all’incirca 3-5 secondi per riconoscere ciò: Obama è un efferato criminale. I suoi rivali repubblicani sono efferati criminali. 
Ed ancora, lo stesso può dirsi dei soldati volontari e di tutti quelli a cui danno gli ordini; le forze dell’ordine e tutti quelli a cui danno gli ordini; i giudici; i bugiardi professionisti che riforniscono le fila dei media; e, chiaramente, gli esseri umani che costituiscono la struttura del potere dell’America d’affari.

Poiché abitualmente preferiamo il rifiuto alla ribellione, la nostra disponibilità in casa a stare al gioco, ad esempio, nell’analizzare le sottili sfumature che distinguono Obama dai nemici del suo Tea Party, rende anche noi criminali efferati. Quando le cose vanno male come ora, la colpa è più che sufficiente da poter bastare per tutti. 

Più o meno ogni aspetto della cultura statunitense e globale (ad es. la devastazione dell’ambiente, la macchina propagandistica, il materialismo avaro, l’insaziabile conquista militare, il sessismo, l’omofobia, il razzismo, il patriarcato, ecc…) indica morte e distruzione. Noi, la specie che si presume possieda capacità cognitive superiori, scegliamo ancora di passare il nostro tempo adirandoci con quell’ala del partito collettivo che ottiene più voti il primo giovedì di novembre.

Joe vota repubblicano. Joann vota democratico. Non cambia nulla.

Jane ama Glenn Beck. John adora Jon Stewart. Il pianeta rimane in pericolo.

Joann e John pensano che Obama sia il miagolio del gatto. 

Quadro generale: non fa alcuna differenza.
Qualsiasi parte si scelga in questo conflitto inventato, l’umana società mantiene il suo progressivo, implacabile cammino verso l’omicidio/suicidio di massa. Se mai alzeremo lo sguardo dalle nostre schermate di testo o sbirceremo fuori dalle nostre cabine elettorali, potremmo realmente cogliere l’atto finale. 

(Finché le leggi non cambieranno o il potere si esaurirà, troverete Mickey Z. sul Web all’indirizzo http://www.mickeyz.net)

Come uscire dalla crisi? Ma con una guerra! 

di David S. Broder 

Quelle che seguono non sono affermazioni prese da un cabaret, nè da un romanzo di fantascienza,  leggere per credere…  e nientemeno che sul Washington Post.
Ma che origini avrà questo erudito giornalista/analista/ propositore? Mah… forse è una domanda troppo difficile.

 “Quando iniziò il ciclo delle elezioni a medio termine, l’opinione prevalente fu che Barak Obama fosse più intelligente ed ispirativo di chiunque altro lo avesse preceduto sulla scena. Ora che è finito, nulla sembra essere cambiato.

OH, SI, so che i Democratici sono finiti in un sacco di guai e potrebbero perdere il controllo del Congresso. Ma anche se cosi andrà, Obama potrà sempre rientrare infuocato per vincere un secondo mandato nel 2012. E’ molto meglio dei concorrenti.

(…) ma se Obama non potrà stimolare la crescita  per il 2012, sarà improbabile che potrà essere rieletto. Gli effetti persistenti della recessione che lo hanno accompagnato alla Casa Bianca probabilmente lo porteranno alla rovina.

(…) Obama è in grado di sfruttare le forze che potrebbero spingere la crescita? Questa è la questione chiave per i prossimi 2 anni.

Quali sono queste forze? Essenzialmente due: una il potere del ciclo del business, la forza della marea che attraverso tutta la storia detta legge su quando l’economia si espande e si contrae.

Gli economisti si dannano nell’ analizzare questo ma inevitabilmente concludono che  non può essere affrettata e che piuttosto fa resistenza al comando politico. Come si suol dire.. il mercato andrà dove deve andare.

(…) Cos’altro può influenzare l’economia? La risposta è ovvia, ma le sue implicazioni sono spaventose.
La guerra e la pace influenzano l’economia.

Osservate indietro nel tempo la Grande Depressione. Cosa risolse definitivamente quella crisi economica? La Seconda Guerra Mondiale. 

Qui è dove Obama può facilmente prevalere. Con un forte sostegno repubblicano nel Congresso in merito al pericolo dell’ambizione iraniana di diventare un potere nucleare, Obama può spendere molto del  2011 e 2012 orchestrando uno showdown con i mullah. Questo lo aiuterà politicamente perchè il partito di opposizione sarà con lui. E mentre le tensioni si alzeranno e noi accelereremo le preparazioni per la guerra, l’economia migliorerà.

Ovviamene non sto suggerendo che il presidente inciti una guerra per essere rieletto. La nazione farà quadrato attorno a Obama perchè l’Iran è la più grande minaccia per il mondo in questo giovane secolo. Se potrà confrontarsi con questa minaccia e contenere le ambizioni nucleari dell’Iran, avrà reso il mondo più sicuro e potrà essere considerato come uno dei presidenti di maggior successo della storia”.


Fonti: http://www.counterpunch.com & http://www.washingtonpost.com

Traduzioni e sintesi a cura di Danilo Bernabei & Cristina Bassi

Tratto da: Café Humanité & Come Don Chisciotte

Il fondo sociale della morale

«Il governo intende ripresentare al Parlamento una legge per regolamentare le intercettazioni», ha detto Silvio Berlusconi questa mattina alla Fiera di Milano, sottolineando che «questo tema è nel cuore degli italiani: abbiamo dei sondaggi che lo dicono». La legge, ha spiegato il paladino della legalità Berlusconi, conterrà tre punti: «L’ultilizzo di questo strumento dovrà essere limitato al terrorismo internazionale, alle organizzazioni criminali, alla pedofilia e agli omicidi; le intercettazioni non potranno essere prodotte come prove né dalla accusa né dalla difesa; chi pubblicherà il testo di intercettazioni dovrà subire un fermo del suo media da 3 a 30 giorni». A proposito delle recenti rivelazioni scandalo della minorenne marocchina Ruby che ha raccontato di incontri particolari nelle lussuriose residenze del premier Silvio Berlusconi, si ritorna a parlare di intercettazioni, e guarda caso, l’attenzione si concentra anche alla pedofilia. Sarà un caso?
 Qualche tempo fa i basisti del premier cercarono di anticipare, anzi di infilare silenziosamente nel ddl sulle intercettazioni un emendamento salva-pedofili, il tristemente noto E.1707 (poi ritirato), che introduceva il termine di «Violenza sessuale di lieve entità» nei confronti di minori. Senza peraltro specificare come si svolgesse, in pratica, una violenza sessuale “di lieve entità” nei confronti di un minorenne. Firmatari furono sette senatori di PDL e Lega che proponevano l’abolizione dell’obbligo di arresto in flagranza nei casi di violenza sessuale nei confronti di minori, se – appunto – di “minore entità”. I parlamentari nominati nel BelPaese delle leggine vergogna e promotori dell’emendamento 1707 sulla “violenza sessuale di lieve entità”, – I “magnifici sette” dell’immoralità sociale – (di Enea Baldi – RINASCITA, 09/06/2010) furono Maurizio Gasparri (PDL), Federico Bricolo (Lega), Gaetano Quagliariello (PDL), Roberto Centaro (PDL), Filippo Berselli (PDL), Sandro Mazzatorta (Lega), Sergio Divina (Lega). 
Pochi giorni prima, intervenendo a un convegno dell’associazione Telefono Azzurro, il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva chiesto alla politica di «intervenire tempestivamente e perfezionare, anche sul piano sanzionatorio, tutte le misure dirette a combattere ogni forma di violenza sui minori».
Il sen. Filippo Berselli è colui che dichiarò “di essere stato iniziato al sesso da una prostituta”; il sen. Federico Bricolo è colui che proponeva il “carcere per chi rimuove un crocifisso da un edificio pubblico”; il sen. Sandro Mazzatorta ha cercato di introdurre nel nostro ordinamento vari “emendamenti per impedire i matrimoni misti”;
Siamo di fronte a due questioni distinte ma collegate.  
Primo, la responsabilità individuale dei messaggeri del Capobanda in un singolo caso di quest’incubo morale.  
Secondo, la reponsabilità più generale di Silvio Berlusconi per il complesso delle violazioni commesse e per la vergogna che le accompagnano.  

Tratto da: Il Graffio News

E’ tempo di una nuova teoria del denaro

di Ellen Brown
Il motivo per cui il nostro sistema finanziario viene a trovarsi periodicamente nei guai, con ondate periodiche di depressione come quella contro la quale combattiamo oggi, può essere ricercato in un’errata percezione non solo delle regole che stanno alla base del sistema bancario e del credito, ma della natura stessa del denaro. Durante la nostra adolescenza economica, eravamo abituati a guardare al denaro come a un “oggetto”, qualcosa di indipendente dalla relazione che esso mira ad agevolare. Ma oggi non vi sono più oro o argento a supporto della nostra moneta. Essa viene invece creata dalle banche quando concedono prestiti (ciò include le banconote della Federal Reserve o dollari, che sono creati dalla Federal Reserve, una corporazione appartenente a banche private, e poi prestati all’economia). Virtualmente, tutta la moneta oggi circolante ha origine come credito o come debito, cioè come un semplice impegno legale a pagare qualcosa nel futuro.
Denaro come relazione
In un’illuminante dissertazione intitolata “Verso una teoria generale del credito e della moneta”, pubblicata su The Review of Austrian Economics (vol. 14:4, pagine 267-317, 2001), Mostafa Moini, professore di economia presso l’Università di Oklahoma City, sostiene che il denaro non è mai realmente stato un “bene” o un “oggetto”. Esso è sempre stato una mera “relazione”, un impegno legale, un concordato credito/debito, il riconoscimento di un debito dovuto unito alla promessa di ripagarlo.
Il concetto di “denaro come bene” può essere fatto risalire all’utilizzo di monete in metallo pregiato. L’oro è ampiamente accreditato come la più antica e più stabile valuta mai esistita, ma questo in realtà non è vero. Il denaro non è iniziato con le monete d’oro per poi evolversi in un sofisticato sistema contabile. E’ iniziato invece come sistema contabile per poi evolversi nell’utilizzo di monete di metallo pregiato. Il denaro come “unità contabile” (cioè come ricevuta di somme a debito e a credito) ha anticipato il denaro come “unità di valore” (“bene” o “oggetto”) di molti millenni; la civiltà sumera e quella egizia, che utilizzavano questo sistema di contabilità nei pagamenti, non sono durate qualche centinaio di anni (come è avvenuto per alcune civiltà che utilizzavano l’oro), ma migliaia di anni. I loro antichi sistemi di pagamento simil-bancari erano sistemi pubblici, gestiti dal governo con gli stessi criteri con cui oggi vengono gestiti i tribunali, le biblioteche e gli uffici postali.
Nel sistema di pagamento in uso presso gli antichi sumeri, ad ogni bene veniva attribuito un valore in termini di peso ed esso veniva confrontato con altri beni a partire da queste unità di misura. L’unità di peso era lo “shekel”, che in origine non era una moneta ma un’unità di misura standardizzata. La parola “she” significava “orzo”, il che fa pensare che l’unità di misura originaria fosse riferita al peso dei cereali. Ogni altro bene veniva confrontato con essa in base al peso: tot “shekel” di frumento equivalevano a tot mucche, che equivalevano a tot “shekel” d’argento, e così via. I prezzi dei beni più diffusi erano stabiliti dal governo; Hammurabi, sovrano e legislatore di Babilonia, aveva tavole dei prezzi assai dettagliate. Anche l’interesse era fisso e invariabile, il che rendeva la vita economica molto prevedibile.
I cereali venivano immagazzinati nei granai, che servivano come una specie di “banca”. Ma i cereali erano deperibili, così a un certo punto l’argento divenne il riferimento standard per rappresentare le somme dovute. Un contadino poteva andare al mercato e scambiare i suoi beni deperibili con un certo peso in argento, per poi tornare, quando lo desiderava, a riscuotere il suo credito verso il mercato, ottenendone altri beni di cui aveva bisogno. Ma la moneta era ancora una semplice ricevuta che certificava l’esistenza di un debito e il diritto a poterlo successivamente riscuotere. Un po’ alla volta, le ricevute in argento diventarono ricevute in legno, poi ricevute in carta, infine ricevute elettroniche.
La rivoluzione del credito
Il problema delle monete d’oro stava nel fatto che di esse non vi era quantità sufficiente per far fronte alle necessità del commercio. Il rivoluzionario progresso dei banchieri medievali fu che essi riuscirono a creare una moneta flessibile, in grado di tenere il passo con un traffico mercantile in vigorosa espansione. Ci riuscirono grazie all’utilizzo del credito, qualcosa che avevano creato consentendo prelievi allo scoperto sui conti dei loro clienti. Grazie a ciò che verrà poi chiamato “riserva frazionaria”, i banchieri rilasciavano ricevute cartacee chiamate banconote per maggiori quantità di oro di quelle che realmente possedevano. I mercanti loro clienti sarebbero così salpati con le loro mercanzie e sarebbero poi tornati con oro o argento, saldando i conti e permettendo ai registri bancari di tornare in equilibrio. Il credito così creato era fortemente richiesto in un’economia in rapida espansione; ma poiché si fondava sulla presunzione che il denaro fosse un “oggetto” (oro), i banchieri erano costretti a prodursi in un gioco delle tre carte che li cacciava periodicamente nei guai. Essi scommettevano sul fatto che i loro clienti non sarebbero mai venuti tutti insieme a chiedere la restituzione del proprio oro; ma quando facevano male i loro calcoli o quando la gente diventava sospettosa per qualche motivo, avveniva un assalto alle banche, il sistema finanziario collassava e l’economia sprofondava nella depressione.
Oggi la moneta cartacea non è più convertibile in oro, ma il denaro viene ancora percepito come un “oggetto” che deve “essere lì” prima che il credito possa essere concesso. Le banche si dedicano ancora alla creazione di denaro, estendendo il credito bancario, che si trasforma in deposito sul conto di chi richiede il prestito, che si trasforma in disponibilità di cassa. Tuttavia, per poter liquidare tutti gli assegni in uscita, le banche devono prendere il denaro a prestito da un gran numero di depositi dei loro clienti. Se non hanno depositi a sufficienza, devono prenderlo a prestito dai mercati o da altre banche.
Come osserva l’autrice britannica Ann Pettifor:
“Il sistema bancario… ha fallito nel suo obiettivo principale: quello di agire come meccanismo per immettere denaro nell’economia reale. Invece, il sistema bancario ha ribaltato la propria funzione, diventando un meccanismo per ottenere prestiti”.
Le banche risucchiano denaro a basso interesse e lo restituiscono come denaro ad alto interesse, sempre ammesso che lo restituiscano. Le banche controllano i rubinetti del denaro e possono negare credito ai piccoli operatori, che finiscono per fallire a causa dei prestiti contratti, per consentire ai grossi operatori che hanno accesso al credito a basso interesse di acquistare a poco prezzo gli attivi disponibili.
Questo è uno dei “buchi” sistemici del modello attuale. Un altro sta nel fatto che il denaro che le banche prendono a prestito per sostenere i crediti che concedono viene da prestiti a breve termine. Come l’istituto di credito sull’orlo del fallimento di Jimmy Stewart in La vita è meravigliosa, le banche “richiedono prestiti a breve termine per concedere crediti a lungo termine” e se il mercato monetario improvvisamente resta a secco, le banche si ritrovano nei guai. Questo è quanto è avvenuto nel settembre 2008: secondo quanto dichiarato a C-Span dal repubblicano Paul Kanjorski nel febbraio 2009, c’è stato un assalto da 500 miliardi di dollari ai mercati monetari.
Securitizzazione: “monetizzare” i prestiti non con oro ma con immobili
I mercati monetari sono parte del “sistema bancario ombra” in cui grandi investitori istituzionali parcheggiano i loro fondi. Il sistema bancario ombra permette alle banche di aggirare i requisiti di capitale e riserve oggi imposti agli istituti di credito, grazie alla possibilità di rimuovere dai registri le somme prese a prestito. I grandi investitori istituzionali utilizzano il sistema bancario ombra perché il sistema bancario tradizionale garantisce i depositi solo fino a 250.000 $ e molti grandi investitori hanno bisogno di spostare quotidianamente cifre molto più alte di questa. Il mercato monetario ha un alto livello di liquidità e a proteggerlo, anziché la garanzia della FDIC (Federal Deposit Insurance Corporation), vi è la “securitizzazione”, cioè il fatto che esso sia garantito da beni reali di qualche tipo. Spesso la garanzia accessoria consiste nelle “mortgage-backed securities” (MBS), cioè le obbligazioni fondate sui mutui, unità di securitizzazione nelle quali il patrimonio immobiliare americano è stato affettato e impacchettato, a mò di salsiccia.
Così come nel corso del 17° secolo una stessa unità d’oro poteva essere prestata più volte contemporaneamente, anche una stessa casa può oggi fungere da “security” per diversi gruppi d’investimento allo stesso tempo. Ciò viene fatto dietro la protezione di una cortina elettronica chiamata MERS (Mortgage Electronic Registration Systems, Inc.) che permette agli immobili di transitare attraverso proprietari multipli e continuamente variabili, aggirando le leggi locali relative alla registrazione. Ma proprio come avveniva nel 17° secolo, questo schema mostra la corda quando più di un gruppo d’investimento cerca di avviare la procedura fallimentare. Così, il modello di securitizzazione si è ormai schiantato contro la dura roccia di centinaia di anni di legislazione statale sugli immobili, la quale richiede requisiti che le banche non rispettano e non possono rispettare, se devono ottemperare alle norme fiscali in materia di obbligazioni garantite da mutui. (Per saperne di più su questo argomento, vedere qui).
I banchieri si ritrovano coinvolti in una frode colossale, non necessariamente perché fossero partiti fin dall’inizio con intenzioni criminali (benché tale circostanza non si possa escludere), ma perché è stato loro richiesto di agire in questo modo allo scopo di procurarsi beni (in questo caso immobili) per garantire i prestiti contratti. E’ così che funziona il nostro sistema: le banche non hanno più lo scopo di creare credito per poi estenderlo a noi, contando sulla nostra futura produttività per ottenerne la restituzione, come facevano un tempo sotto la maschera ingannevole ma funzionale della riserva frazionaria. Invece, esse prosciugano tutto il nostro denaro e poi ce lo prestano a interessi più alti. Con il sistema bancario ombra, esse stanno risucchiando i nostri beni immobili per poi ridarceli in prestito, gravati da interessi composti, sotto forma di fondi pensione o fondi assistenziali. Il risultato è uno schema piramidale matematicamente insostenibile e intrinsecamente votato al fallimento sistemico.
La soluzione del credito pubblico
Le pecche del sistema attuale vengono ormai denunciate da tutti i principali media ed è probabile che esso sia sul punto di crollare. La domanda è: da cosa verrà rimpiazzato? Qual è la prossima logica fase della nostra evoluzione economica?
Il credito deve venire al primo posto. Come collettività noi siamo in grado di creare il nostro credito, senza doverci per forza ingolfare nell’impossibile schema piramidale in cui dobbiamo sempre prendere a prestito da Pietro per pagare a Paolo gli interessi composti. Possiamo evitare la voragine del credito gestito da privati tramite un sistema di credito pubblico, un sistema che scommetta sulla futura produttività dei suoi membri, garantita non da “oggetti” furtivamente spostati avanti e indietro in un gioco delle tre carte sempre a rischio di essere smascherato, ma dalla collettività stessa.
Il modello più semplice di credito pubblico è il sistema di valuta della comunità elettronica. Consideriamo ad esempio il sito chiamato “Friendly Favors”. La comunità di internet che vi partecipa non deve partire con un fondo di capitale o con riserve di denaro, come viene oggi richiesto agli istituti bancari privati. Né i membri ricevono prestiti da un fondo monetario preesistente pagando interessi ai proprietari del fondo stesso. Essi creano da soli il proprio credito, semplicemente iscrivendo un debito sul proprio account e segnandolo a credito di qualcun altro. Se Jane cuoce dei biscotti per Sue, Sue iscrive “5 favori” a credito di Jane e ne addebita 5 a se stessa. In questo modo essi “creano” denaro esattamente come fanno le banche, ma il risultato non è inflazionario. Il “più 5” di Jane è controbilanciato dal “meno 5” di Sue e quando Sue ripagherà il suo debito facendo qualcosa per qualcun altro, i conti torneranno. E’ un gioco a somma zero.
I sistemi valutari delle comunità di internet possono essere molto funzionali su piccola scala, ma poiché non commerciano in valuta nazionale, tendono ad essere troppo limitati per imprese e progetti su larga scala. Se mai dovessero ingrandirsi in modo sostanziale, potrebbero far fronte ai problemi relativi al tasso di cambio che affliggono le piccole nazioni. Sono essenzialmente sistemi di baratto, non progettati per fornire credito su ampia scala.
L’equivalente funzionale del sistema valutario delle comunità si può ottenere utilizzando la valuta nazionale, attraverso la creazione di una banca a proprietà pubblica. Trasformando il sistema bancario in un servizio pubblico gestito a beneficio della collettività, è possibile conservare le virtù del sistema di espansione creditizia dei banchieri medievali, evitando al tempo stesso lo sfruttamento parassitario cui gli schemi bancari appaiono inclini. I profitti generati dalla comunità potranno essere restituiti alla comunità.
Una banca pubblica in grado di generare credito in valuta nazionale potrebbe essere fondata da una collettività o da un gruppo di qualunque dimensione, ma fino a quando avremo vincoli di riserve e capitale minimo e altre rigorose normative bancarie di questo tipo, uno stato sarà l’opzione più praticabile. Uno stato può facilmente rispettare questi requisiti senza mettere a rischio la solvibilità della collettività che ne è proprietaria.
Come capitale, una banca di stato potrebbe utilizzare una parte del denaro oggi stanziato in una molteplicità di fondi pubblici. Questo denaro non ha bisogno di essere speso. Deve solo essere spostato dagli investimenti di Wall Street dov’è parcheggiato attualmente nella nuova banca di stato. Esiste un precedente in grado di farci capire che una banca di stato può rappresentare un investimento assai solido e lucrativo. La Banca del North Dakota, che è attualmente l’unica banca del paese di proprietà dello stato, ha un rating AA e di recente ha restituito allo stato un profitto del 26 per cento. Negli Stati Uniti sta crescendo un movimento decentralizzato per esplorare ed implementare questa opzione. 
[Per maggiori informazioni vedere www.public-banking.com ].
Siamo emersi dalla crisi finanziaria con una nuova consapevolezza: il denaro oggi non è altro che credito. Quando il credito è concesso da una banca, quando la banca è posseduta dalla collettività e quando i profitti ritornano alla collettività, il risultato può essere quello di un sistema finanziario funzionale, efficiente e sostenibile.
Fonte: Webofdebt
Traduzione di  Gianluca Freda 

Tratto da: Blogghete

Vieni avanti, Meteo-cretino

di Corrado Penna
Ecco il plagio linguistico e le tecniche subliminali cui ricorrono i servizi meteo per tentare di normalizzare l’orrore, presentando le scie chimiche, che creano una nebbia tossica ed offuscano il cielo, come un fenomeno naturale. Precisiamo che MeteoTrentino, al quale, con il calembour, si allude nel titolo, vale solo come campione, come piccolo, ma significatovo saggio della frode meteorologica e scientifica che contraddistingue oggi “esperti” a vario titolo e militari mistificatori. In calce, una lettera dell’amico Manuel inviata alle redazioni dei quotidiani del Trentino.
Molto spesso ci capita di seguire i bollettini meteorologici e di vedere annunziate “nuvole”, “nuvolosità diffuse”, “velature nuvolose” per osservare, invece, cieli che sarebbero stati sereni, senza la presenza delle scie chimiche. I cieli sono stati oscurati da un gran traffico di aerei che hanno portato con loro chemtrails effimere e permanenti in espansione. I servizi meteorologici hanno quindi previsto con esattezza la velatura del cielo, ma era una caligine a tutti gli effetti meteorologicamente imprevedibile, essendo artificiale, prodotta dall’uomo.

Tutto ciò è spiegabile solo pensando che il servizio meteorologico dell’Aeronautica militare (che fornisce i dati) sappia già in partenza qual è il tempo che si vuole provocare. Come potevano sapere i meteorologi con le stellette che il traffico aereo avrebbe generato finte nuvole? Come riescono ad azzeccare le previsioni sulle “foschie/velature” tutte le volte in cui i nembi sono formati da quello stranissimo traffico aereo? Guardate il cielo con costanza, seguite le previsioni meteo e scoprite da soli in mezzo a quale tipo di cospirazione e di manipolazione ci troviamo. L’ennesimo esempio di “previsione dell’irrorazione”.


E’ da notare l’espressione “innocue velature” che sembra rappresentare la tipica “excusatio non petita, culpa manifesta”: perché mai si dovrebbe usare l’aggettivo “innocuo” per una foschia o per una lieve nuvolosità? Innocuo? Ma quando mai abbiamo sentito parlare di “velature pericolose”? Le sottili velature nuvolose (quelle vere) non hanno mai costituito pericolo alcuno, anche perché non possono essere foriere di piogge torrenziali (a differenza di quelle devastanti cui assistiamo sempre più spesso, complice la manipolazione climatica).

Questo è un tipico metodo per il lavaggio del cervello, atto ad indurre le persone ad associare inconsciamente le “velature” create dalle scie chimiche a qualcosa di non dannoso.

In chi ha, però, la coscienza vigile questo uso subdolo, orwelliano del linguaggio, l’abbinamento tra le velature nuvolose è la parola “innocuo” dovrebbe fare sorgere più di un sospetto. Se poi ci si accorge che le velature in questione non sono formazioni naturali, ma sono determinate dalle scie degli aerei, si capisce che esse mai e poi mai possono essere innocue, foss’anche solo per tutti gli inquinanti addizionati al cherosene degli aeromobili e per i residui dai gas incombusti.

D’altronde viviamo in tempi in cui la neolingua orwelliana è di impiego sempre più comune fra chi ci governa e ci mente. Di recente, ad esempio, il governo italiano ha deciso di dotare di bombe i propri velivoli impegnati in “missioni di pace“.

Copia della lettera spedita alle Redazioni dei giornali locali del Trentino
 

Alla cortese attenzione della Redazione

Ho notato che quando il bollettino di MeteoTrentino prevede “velature”, “alte velature”, “innocue velature” succede uno strano fenomeno.

In tali giornate, infatti, il cielo apparirebbe pulito e libero da nubi, se non fosse per il passaggio di un numero elevatissimo di aerei che rilasciano scie più o meno persistenti.

Tali scie, espandendosi, velano il cielo e oscurano la luce del sole.

Il copione è stato riproposto anche lo scorso sabato: alle previste velature è seguito un cielo a scacchiera che non presentava nessuna formazione naturale.

Non posso fare a meno di chiedermi in che modo gli esperti di MeteoTrentino prevedano con due o tre giorni di anticipo il passaggio anomalo di questi aerei con scia al seguito (fenomeno oggetto di preoccupazioni che hanno portato, solo in Italia, a più di dieci interrogazioni parlamentari).

Purtroppo i diritti interessati eludono questo tipo di domande, fornendo risposte alquanto inconcludenti.

Spero quindi che pubblichiate questa lettera, in modo che sempre più persone possano notare questo allarmante fenomeno e porsi le domande che a questo punto dovrebbero sorgere spontanee.




Tratto da: tankerenemy