La Mafia Nigeriana in Italia

logo-214de5f5fd6b3c34f7d83c410a634c92La mafia nigeriana è la primaria protagonista del traffico di esseri umani, di droga, di truffe online e di sfruttamento della prostituzione. Un ventaglio di attività al quale gli affiliati alle varie bande provenienti dal Paese centroafricano si applicano con spietata efficienza. In Italia è certa la presenza di almeno tre nuclei, divisi da un conflitto sotterraneo e brutale che va avanti da oltre vent’anni: la Aye Confraternite, gli Eiye ed i Black Axe. Queste bande stringono rapporti proficui con le mafie locali, adattandosi alle diverse realtà.

Le mafie nigeriane gestiscono i corrieri della cocaina provenienti dalla Colombia e quelli della marijuana dall’Albania. Hanno legami con la Yakuza nella vendita di eroina, nei furti d’auto, nel riciclaggio di denaro e nell’organizzazione di matrimoni finti. Sono anche coinvolti nei furti d’auto in Canada. Gestiscono quartieri a luci rosse in Giappone, dove costringono le prostitute a drogare i clienti rubandogli poi le carte di credito.

Sul piano generale, tra le attività criminali dei gruppi nigeriani, si conferma la tratta di donne di origine nigeriana e sub sahariana, avviate poi alla prostituzione. L’operazione Cultus che nel 2014 portò in carcere 34 persone, illustra perfettamente il modus operandi dei nigeriani: le ragazze erano reclutate in Togo, da dove venivano“importate” in Italia attraverso il Benin. Una volta sbarcate, si ritrovavano un debito per il viaggio, in media tra i 40 ai 70 mila euro, e per saldarlo erano costrette a prostituirsi.

Il pericolo della denuncia era scongiurato perché assoggettate psicologicamente attraverso pratiche esoteriche, mediante il rito Juju, una credenza religiosa praticata nella regione del sud-ovest della Nigeria.  Il paradosso è che il rituale utilizzato per schiavizzare le donne africane, convincendole che lo spirito racchiuso in piccoli feticci possa causare enormi sciagure a loro e alla loro famiglia in caso di disobbedienza, non nasce in Africa, ma è stato importato dai primi colonizzatori europei, tanto che mutua il nome dal termine francese Joujou.

Chi gestisce tutti questi traffici, contrariamente al credo popolare, non sono illetterati provenienti da sperduti villaggi dell’Africa equatoriale, ma si tratta di laureati o comunque di persone dotate di cultura superiore. Le bande mafiose nascono infatti come degenerazione dei gruppi cultisti attivi nelle università della regione del Delta del Niger fin dagli anni ’50, gruppi che si opponevano alla dominazione europea. All’inizio erano semplici confraternite universitarie, ma presto si trasformarono in associazioni a delinquere.

nasLa confraternita originaria fu quella dei Pyrates, negli anni ’70 subì una prima scissione, dalla quale si formarono i Sea Dogs (i Pyrates) e i Bucanieri. A loro volta, i Bucanieri diedero vita al Movimento Neo-Black dell’Africa, cioè i Black Axe. Ma anche i Black Axe subirono una divisione, con la quale si formò la Eiye Confraternity. Da lì fu un fiorire di gruppi. Oltre a Black Axe e Eiye, oggi in Nigeria si distinguono per brutalità la Junior Vikings Confraternity (JVC), la Supreme Vikings Confraternity (SVC) e la Debam, scissionisti della The Eternal Fraternal Order of the Legion Consortium. Ognuna di esse ha un’uniforme, propri colori e un’università o scuola superiore di riferimento.

Una piovra dalle mille teste che fa affari con tutti: da Cosa Nostra ai narcos sud americani, dai trafficanti d’armi dell’Est ai produttori di marijuana albanesi. A ingrossarne le fila, sono gli studenti universitari e delle secondarie, cooptati sia volontariamente che involontariamente. Contrariamente agli anni ’70, poi, oggi esistono anche confraternite tutte al femminile, le più note e temibili sono Jezebel e Pink Ladies.

Come funziona una confraternita nigeriana
Il gruppo agisce attraverso un sistema di cellule, chiamate Forum, che operano localmente, ma che sono collegate alle altre cellule radicate in diversi Paesi dell’Africa occidentale, del Nord Africa, del Medio Oriente e dell’Europa occidentale. Hanno una struttura gerarchica rigida, retta da una Direzione. Sebbene ogni forum sia indipendente, i membri hanno un ruolo funzionale specifico e sono uniti tra loro da legami familiari o da altri rapporti relazionali. Tutte le confraternite hanno un leader carismatico, detto “Capones” (in onore di Al Capone), un comandante in capo, che da ordini ai vari capones locali, dislocati nelle varie università, i suoi generali sul campo. Per divenire capones, la persona deve aver dato prove inoppugnabili di coraggio e brutalità.

Anche per entrare in una confraternita si deve passare un esame: dopo essere stato scelto, l’aspirante viene sottoposto a un rito iniziatico, che ha luogo di notte, spesso in un cimitero, durante il quale viene drogato, picchiato e costretto a dimostrare il proprio coraggio, meglio se con un omicidio o col rapimento di una donna. Una volta dentro, al nuovo adepto vengono insegnati il rispetto per la ‘fortificazione spirituale’, le tattiche di combattimento e l’uso delle armi da fuoco. Qualora il candidato si rifiuti di entrare nella banda o, una volta dentro, voglia uscirne, sa che a pagare sarà, oltre a lui, anche la sua famiglia.

Una realtà brutale, che si rispecchia poi nel modo di agire spietato delle bande. Una spirale di violenza infinita, già stabilmente impiantata nel nostro Paese e che sta diventando sempre più forte e potente. Una piaga destinata a diventare sempre più purulenta e dolorosa, come già accade da tempo in Nigeria.

Tratto da Fonte
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